Ripartiamo in sicurezza…

…e con calore!
Abbiamo allestito e attrezzato il nostro spazio di tutte le misure per poterci rincontrare in sicurezza e in sicurezza tornare a conoscerci, a giocare, a raccontarci.
Dicono di noi:
Il Teatro Castalia ha “uncertononsoche’” di speciale che lo rende unico, per le cose che fa, per chi lo dirige, per le persone che sceglie come docenti.
Tutto e tutti manifestano la passione per il teatro, ma anche e soprattutto la passione per gli esseri umani; per ciò che sono e per ciò che possono diventare attraverso quel piccolo mondo di via di Monteverde.
C’è un amore e un’attenzione per chi transita in quei luoghi, che solo la passione per ciò che si fa può suscitare. Non si può fare teatro come un qualsiasi altro lavoro. Deve esserci una passione speciale.
Perché se vuoi fare teatro non devi saper fingere. Sembra una contraddizione, ma se vuoi essere un attore devi imparare anzitutto ad essere autentico, almeno con te stesso in primis e poi con gli altri; devi imparare a conoscere le tue potenzialità e poi imparare ad esprimerle e devi imparare a conoscere i tuoi limiti e poi imparare a superarli o almeno a gestirli
Il palco non ti perdona le finzioni, quelle con te stesso.
Per interpretare un personaggio devi provare a sapere chi sei tu, come ti relazioni a quel personaggio, che emozioni ti evoca, che ti ricorda, a quali eventi ti riporta..etc…e poi, solo poi, puoi provare a darne una delle tante interpretazioni, con quello che sei tu, lasciando che un regista ti sveli ciò che funziona e ciò che non funziona. Ciò che di te è espresso e ciò che non lo è. Ciò che ti ostini a reprimere e ciò che esprimi benissimo. E tu puoi scegliere l’umiltà o la superbia, lasciarti andare a questo flusso di trasformazione e consapevolezza o rimanere fermo; e intanto però ti conosci…..
Insomma, se vuoi recitare devi prima imparare ad essere vero.
Questa è la mia esperienza.
Ecco, il Castalia te lo consente, in modo non scontato, con il trasferimento di questa passione da parte di questi meravigliosi insegnanti che sanno illuminare, che hanno come primo obiettivo la ri-uscita di tutti per la riuscita di uno spettacolo, che trasformerà sempre i limiti e le potenzialità di ciascuno in una meravigliosa ritrovata umanità in relazione, capace di suscitare emozioni a persone del pubblico sconosciute.

Come la perfetta realizzazione di una ricetta in cui, però, gli ingredienti sono a sorpresa e il risultato finale del piatto dipende dall’abilità del cuoco di dosarli e assemblarli senza troppo tempo a disposizione.
Il Castalia si presenta come un ottimo ristorante dove circolano ingredienti speciali e variegati.
A volte sorprendenti e a volte che diventano sorprese.
Perché ci sono insegnanti/cuochi che riescono a fare piatti speciali con ingredienti diversi e anche poco fruibili insieme.
Ogni spettacolo diventa un piatto delizioso che coinvolge tutti i sensi degli spettatori e suscita tante emozioni.
Il Castalia ama la persona-attore e la prende a pacchetto intero, anima inclusa, e ne vuole avere cura.
Perché, dietro, ha una passione che muove tutto: l’amore per il teatro e per ciò che il teatro può dare all’umanità.
Ed è grazie a luoghi come questo, a persone come queste che il teatro può resistere.
La cultura può resistere.
La bellezza può resistere.
L’umanità può conservare la speranza di resistere.

È così quindi che, in questa crisi apocalittica del teatro, che è anche segno di una crisi apocalittica della cultura come valore, al Castalia si respira un’aria diversa. Si mangiano manicaretti emozionali speciali.
È come se ci fosse una ostinazione a voler conservare una tradizione, che si reputa imperdibile: mantenersi uomini.

Cristina Lucci